Forse la soluzione a tutto sarebbe cambiare città. Avere altre strade in cui perdersi, altre strade in cui, cartina in borsa, passeggiare col naso all’insù cercando di coglierne tutti i particolari. Vagare cercando di memorizzare informazioni utili per la sopravvivenza, individuando i diversi negozi vicino casa e cercando di capire cosa è possibile trovare. A Roma, non è necessario cambiare città; basta cambiare quartiere. Anche se, anche se..non è così semplice. Meglio una città sconosciuta di cui non so niente, in cui la testa, impegnata com’è nell’immagazzinare le informazioni per non perdersi, per imparare le fermate della metro e i tragitti degli autobus così come ora ricordo a memoria quelli del 649, del 360, del 310 e via dicendo di tutti quei bus che in qualche modo mi hanno portato o mi portano in un posto chiamato casa, non si perde dietro le stupide sciocchezze sentimentali. Tenere la mente impegnata per evitare di pensare ad altro; tenerla impegnata con cose concrete, invece di riempirla di parole ormai stanche, vuote e prive di ogni significato e sensazioni da sottoporre a lobotomia. E la pianificazione dei tre giorni parigini – con l’annessa paura di dimenticare qualcosa e le difficoltà di interpretare delle cartine da lontano – la occupa solo in parte. Qualcosa di più drastico, ecco cosa ci vorrebbe. Per ora, però, non riesco neanche a porre fine all’unica cosa che mi tiene legata a Roma.
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Posted by kika23 on 14 gennaio, 2012
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