Strani intrecci

Cronistoria di una domenica pomeriggio: sono da poco passate le 14 e stranamente non sono in ritardo (vabbè la mia amica mi ha detto di andare mezz’ora dopo). L’86 ha da poco lasciato la stazione Termini e, con le cuffiette alle orecchie, vedo Roma passarmi davanti gli occhi attraverso il finestrino del bus. Il mio lettore mi propone un po’ di Irene Grandi. Anche se ha la funzione random, ultimamente mi propone sempre le sue canzoni. Sono in via Piave, sto per arrivare vicino a Piazza Fiume, quella piazza dove scendo ogni volta per raggiungere via Salaria 113, per lezioni, ricevimenti, laboratori, ritiri di libri in biblioteca o esami. E non sai quanto amore ti ho dato aspettando in silenzio che tu ti accorgessi di me… Queste parole mi fanno balenare in testa una persona del passato assieme ad una domanda. Una di quelle da un milione di dollari: ma ero davvero innamorata o è stata solo una pesante infatuazione durata per un bel po’? Non sono riuscita a trovare una risposta vera e propria. Il tentativo di trovare una risposta mi ha fatto pensare a lui che non vedo da tanti anni e che non so se ho voglia di rivedere perchè non so come reagirei. A lui che è dell’unica città italiana che mi è permesso odiare anche se è nella mia stessa regione. Anche se non è vero e proprio odio ma esiste il campanilismo e i simpatici sfottò, un po’ come tra i pisani e i livornesi. Mi viene in mente un vecchio detto livornese, citatomi sempre da mio padre e che poi ho ritrovato immergendomi nella storia di Lucarelli: meglio un morto che in casa che un pisano all’uscio. Campanilismo sano però anche perchè, alla fine, alcune delle persone a cui voglio bene sono proprio di quella città lì e accettano, ricambiandoli, i miei sfottò.
Ogni tanto mi capita di ripensare a lui. Di solito è colpa di Raf, di Infinito e dei suoi  quattro anni scivolati in fretta e tu mi piaci come sempre forse anche di più. Mai e poi mai avrei pensato di associarlo a una canzone di Mina ricantata da Irene Grandi. Ho ripensato alle mie insicurezze, al mio sentirmi inadeguata nei suoi confronti, al mio stare sempre in silenzio, al mio tenere sempre tutto dentro, al mio non-agire, al mio vedere tutto passarmi davanti come se fossi dietro ad un vetro. Il suo modo di porsi nei miei confronti ha alimentato un po’ le mie insicurezze nel gestire la mia vita in generale? Il mio senso di inadeguatezza verso tutti e tutto?
Ripensandoci, mi sono resa conto che…no lui no… in tutti questi anni non sono mai riuscita a considerarlo come amico. Non sono mai riuscita a parlarci come  faccio ora con uno qualsiasi dei miei amici. Lui era altro. Anche se non riesco a definire l’ altro.
E così, in una domenica di febbraio, fisicamente mi trovo su un sedile di un autobus, ma la mia mente viaggia e arriva su una spiaggia pugliese e nei suoi dintorni. Non segue percorsi lineari nel tempo ma passa da un ricordo ad un altro, facendomi tornare un po’ adolescente. Dove sei, chissà ora dove sarai, di chissà quale scenografia starai dipingendo i tuoi attimi senza di me*.
L’autobus arriva a destinazione e i miei ricordi decidono che è il momento di lasciarmi sola pronta ad affrontare una spensierata domenica di amicizia e shopping. Joni Mitchell e il suo Big Yellow Taxi rallegrano la mia passeggiata e l’invio di un sms per avvertire dell’imminente arrivo. Così può avere inizio un simpatico pomeriggio domenicale.

 

*”Come una Rondine” di Alessandro Errico.
Mi è venuta in mente in mezzo ai ricordi. Sono le 18.30 e scrivo questo post da offline. Dopo proverò a collegarmi per pubblicarlo. Non ho cercato la citazione su Google ma ho aperto il mio porta-cd e preso il librettino. E’ rovinato. E’ passato nelle mie mani più e più volte. Più del secondo, che mi piaceva di meno e di cui ricordo solo sono l’uomo dei sogni e farò magie le più belle perchè stanotte ho scelto te [L’uomo dei sogni]. Credo di essere l’unica a possedere entrambi i suoi cd ^_^. Se leggo i testi mi ricordo ancora la melodia e li canticchio. Non ho voglia di ulteriori tuffi nel passato quindi evito di mettere il cd nel lettore. Noto però la luna disegnata nell’ultima pagina del libretto. In quel periodo ero fissata con la luna e cercavo orecchini a forma di luna. Il caso, invece, ha voluto che, durante la ricerca, una zia di mio padre mi regalasse un paio di orecchini a forma di stella. Da allora, sono letteralmente attratta dagli orecchini stellosi. Ne ho di tutti i tipi e tutte le misure. Ieri, infatti, dal mio lobo destro pendeva un filo nero con sotto attaccato una stella in vetro.
Per quanto riguarda Alessandro Errico ho avuto un altro flashback: ottobre 2002, secondo giorno di lezioni qua a Roma, dopo una lezione di sociologia lo vidi seduto davanti alla Rinascente di Piazza Fiume. Punto.[della serie: anche allora non ho agito]

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2 commenti

  1. alessandro errico? è chi penso che io sia? rose e fiori???

  2. si lui ^_^

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