Uff….lo ripeto, SDC uccide!

Il sottotitolo potrebbe essere: Orgoglio e pregiudizio.

Il titolo del post è la frase di Pec su messenger. In effetti non ha tutti i torti. Soprattutto coi ritmi che abbiamo negli ultimi tempi e con questa specialistica, dove hanno deciso che dobbiamo fare un anno in un semestre, dove la frequenza è indirettamente obbligatoria e non hanno tempo neanche per darci un giorno per tornare a casa a svolgere il nostro dovere da cittadini. Senza contare i 40 esami della triennale, che, nonostante quello che si dice, non è che so tutta sta passeggiata. Anche perchè personalmente io non riesco a imparare a memoria, quindi non è che imparo la parpaddella  e la vado a ripetere al prof.
Come ho già scritto, sono una reduce di ingegneria. Ho lasciato non perchè sconfitta ma semplicemente perchè non era quello che volevo fare e non era ciò che mi rendeva felice. Non rimpiango i due anni persi, in cui ho conosciuto gente eccezionale e vissuto in una città che fa parte di me assieme a quella stanza accanto alla stazione, e se tornassi indietro farei la stessa scelta. E ora, nonostante la stanchezza, il non saper da che parte cominciare, l’ansia e gli altri casini vari ed eventuali che il mio cervello decide di mescolare assieme a tutto il resto, io sono contenta di quello che sto facendo. Ovvio, non ho il lavoro sicuro e se mi domandate cosa voglio fare da grande io non saprei ancora rispondere. Ma non ho le idee chiare in mente per nessun aspetto della mia vita (mmm..per alcuni ce li avrei anche ma imbocco sempre le strade sbagliate), perchè dovrei averle su cosa voglio fare da grande?
Ogni volta che conosco qualcuno e mi viene chiesto cosa faccio, se dico scienze della comunicazione [e non scienza della comunicazione o scienze delle comunicazioni], nel 99,99% dei casi arriva un commento della serie “scienze delle merendine”, “scienze della disoccupazione”, “vuoi fare la velina/giornalista?”, “vuoi lavorare in tv?”, ecc. ecc. Nel restante 0,01% dei casi “cosa?”, “scienze della formazione?”, scienze dell’educazione?”. Nonostante tutto ciò, sono fiera di viasalaria113. E se ogni tanto svalvolo, è perchè sono totalmente presa dal turbinio di lezioni, esami, progetti, laboratori, relazioni interpersonali universitarie e non. Barcollo ma non mollo!
Ovviamente arriverà il momento in cui vorrò solamente staccare la spina e rilassarmi con una colonna sonora tranquilla e meravigliosa, magari perdendomi in uno dei meravigliosi paesaggi alla “Into the wild”, con la voce di Eddie Vedder che culla i miei pensieri. Un po’ come un annetto fa, col suo urlo Alive e le altre canzoni sottolineava i momenti passati sulla tesi con una cara amica che sta vivendo il suo sogno nella Big Apple e che dovrebbe tornare a breve, agguerrita per menarmi, me lo sento ^^

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5 commenti

  1. Daniele

     /  5 maggio, 2008

    Hanno ragione, è una facoltà inutile come inutili sono tutti i suoi iscritti e laureati.

    Super Pentito

  2. Io non mi sento inutile.
    Se ti senti inutile tu…beh forse non era quello che volevi fare.

  3. Daniele

     /  7 maggio, 2008

    E’ una facoltà senza arte ne parte, nasce da una costola di sociologia ma non si è costruita una sua identità. Nasce per un esigenza che c’era nell’aria ma non nel mondo del lavoro. Poi non ha gli strumenti per dartela (un’identità). L’immagine delle lezioni caotiche nei cinema è uno stereotipo che però riassume a pieno quello che è un marasma di idee e non idee, possibilità e impossibilità. Se tu sei confusa e ci entri dentro credo sia dura uscirne non meno confusa. Ho passato 5 anni splenditi, ma è una facoltà senza facoltà. Per pochi accaniti. Non so.

  4. mi spiace, io mi ci trovo bene. sto studiando quello che mi piace, sto lavorando, sto seguendo tutto un percorso ben definito.
    se fate l’università con la speranza che tutto vi venga dato dall’alto e cercando di fare l’esame meno faticoso, con meno libri, senza tesine, è normale, cari il mio daniele e caro il mio pentito, che poi vi ritroviate senza arte nè parte.

  5. Io frequento la specialistica e credo che con la specialistica la sua identità stia venendo fuori. Mi spiego meglio: ho confrontato le nostre materie con quelle di altri corsi che dovrebbero essere uguali ai nostri e sono molto più specifiche e mirate di altre. Ne è la prova il numero di progetti pratici che dobbiamo portare avanti. Non ci danno solo nozioni teoriche ma il tutto sfocia anche nella pratica.
    Nei cinema non si fa più lezione e i numeri, col numero chiuso, sono diminuiti abbastanza. Ovviamente parlo per il mio indirizzo. A volte riusciamo a seguire in aule che contengono una cinquantina di posti; comunque, anche per le materie più numerose ho sempre trovato posto dove sedermi e seguire la lezione, senza confusione.

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