Doremifasollasi

Ci sono mattine grigie sia dentro che fuori. Nonostante tu abbia lezione, te la prendi molto comoda perchè non hai voglia di fare nulla, di vedere nessuno e di seguire. L’unica cosa che vorresti fare è rimanere sotto le coperte.
Esci con gli auricolari alle orecchie ascoltando Fabio Volo e cercando di proteggerti con un ombrello mezzo sgangherato dalla pioggia battente. La voce di Fabio si interseca con il ticchettio della pioggia dell’ombrello, che non pare così col silenziatore come dice lei. Bastano poche parole e faccio due tuffi nel passato: due ricordi distinti, distanti e distonti.
Si parla di pomiciamento in discoteca e mi viene in mente la mia vacanza milanese, iniziata in modo abbastanza insolito forse perchè spinta dal lasciare una delusione alle spalle. L’adrenalina di agire senza pensare alle conseguenze, con la consapevolezza di non rivedere più quella persona e di non essere che una delle tante. Fregarsene e vivere tutto così come viene, lasciandosi trasportare dall’irrazionalità almeno una volta, vivere il momento non seguendo sweetdreams ma facendo ciò che senti di fare, provando una sorta di libertà. Poi Fabio parla di quando i telefonini non erano così diffusi e dell’imbarazzo che si provava quando si riceveva una telefonata da parte di qualcuno di speciale [a parte che io mi imbarazzo anche ora e anche se sono al telefono con qualche mia amica]. Sotto la pioggia battente ed alle gocce che mi usano come bersaglio,  penso alle mie telefonate imbarazzanti dei tempi del liceo. Lasciare il libro di biologia ed andare al telefono. Lui che mi parlava suonando il pianoforte e la mia voce che, per paura di essere captata dalle altre stanze della casa, usciva pianissimo e sottoforma di monosillabi.
Forse è iniziato tutto da là, da quella cosa durata così poco, dal far male involontariamente a qualcuno che non se lo meritava ma che in quel momento la vedeva diversamente da me. La voglia di libertà di una diciassettenne con mille progetti in testa, la voglia di andare a vivere altrove e il disinteresse per delle responsabilità più grandi di lei si scontrava con dei discorsi troppo seri, discorsi che ancora adesso mi paiono troppo seri, così tanto da scherzarci su con la gina in una domenica di fine aprile su un autobus stracolmo di gente. Appena ho intravisto la possibilità della delimitazione delle mie libertà anche solo nella scelta della città in cui vivere, appena ho captato la parola genitori sono fuggita via. Tutto troppo grande, tutto troppo serio. Io non voglio crescere, andate a farvi fottere! [Charlie fa il surf – Baustelle]

Che poi..pensandoci meglio…più che Berlino dovrei riprendermi Milano…senza braccialetti che non piacciono a pec però ^^

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