Siamo vivi per usarci (nonostante) i miei begli occhietti spenti

Siamo vivi per usarci (nonostante) i miei begli occhietti spenti

Afterhours – Rock in Roma – 6 luglio 2011

Le canzoni son sempre lì pronte per farsi ascoltare, pronte ad offrirti il loro patpat in un momento di sconforto o un semplice sottofondo mentre la tua vita scorre via tra una passeggiata e il far qualcosa di noioso e non; pronte a offrirti proprio quelle parole lì che vorresti dire e che paiono rimanere intrappolate sulla punta della lingua (o delle dita); pronte ad ospitare nelle loro note le tue incazzature, le tue gioie, le tue ansie e le tue lacrime. E’ solo durante i concerti, però, che le canzoni prendono vita, impossessandosi di te, del tuo corpo e della tua mente, per essere urlate e scatarrate addosso a chi è sul palco che canta. A volte capita che il lor significato ti diventi più chiaro, più lampante mentre sei lì ad urlarle, come se ogni singola parola ti colpisca direttamente tra capo e collo, una dopo l’altra, con una potenza ed un’intensità non indifferenti. Oppure associ immediatamente una frase ad un evento o ad una persona in particolare. E così succede che, mentre ManuelAgnelli ed il pubblico urlano a volte ciò che sembra alba non è , ti viene da pensare Avreste potuto dirlo prima; oppure ti viene da ridere per quel amale dire certe domande che forse era meglio non farsi mai.
E poi ci sono quelle canzoni lì che sono fatte apposta per farti battere le mani con tutta la potenza che hai e per farti urlare con tutta la voce che hai per ribadire io non tremo… è solo un po’di me che se ne va. E quando il concerto finisce torni a casa contenta per quel momento lì perché era tutto ciò di cui avevi bisogno, in mancanza di metodi che vorresti fossero i tuoi, di baci sporchi che sappiano spogliarti il cuore dagli incubi e di scelte e controlli che pari aver perso assieme al gusto, le ali nere e il mantello. E non ha importanza se torni a casa con poche fotografie scattate, per lo più sfocate, mosse o scure. In quel momento mani, corpo, mente e attenzione erano impegnate a vivere il concerto. Qualcos’altro aveva bisogno di essere riempito e non era lo spazio di una scheda di memoria.
L’altra sera, prima che il concerto iniziasse, pescando nel cassetto dei ricordi, siamo arrivati alla conclusione che quello era il mio nono concerto degli Afterhours (senza contare primimaggi e festival simili) in meno di quattro anni. Una volta che hai cominciato, smettere non è mica semplice – ho sentito una mattina in una serietv. Ok, si parlava di altro ma credo che possa valere anche in questo caso. Quindi…quand’è il prossimo concerto di Manuel&co.?
[E poi non ci sono solo le canzoni. Ci sono anche i momenti di Imbarazzo, quello con la I maiuscola che ti portano a maledire il modo in cui…]

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