Vai in prigione senza passare dal via

Non so giocare a Monopoli.
Non sto scherzando, non so giocarci sul serio. Ho sempre seguito regole tutte mie, regole inventate da me e mia sorella quando eravamo ancora piccole. Le abbiamo lette le istruzioni. Erano scritte in carattere piccolo su un foglio quadrato. Nessun libretto di istruzioni, solo quel foglio. E’ un po’ una cosa strana per i giochi in scatola: di solito hanno quei libretti pieni zeppi di informazioni, dal numero di pedine a tutte le eventuali mosse. La scatola quadrata del Monopoli, invece, aveva solo questo foglio. Chissà per quale motivo. Le abbiamo lette, sì; forse, però, visto eravamo troppo piccole per interpretarle nel modo giusto, le abbiamo stravolte e ne abbiamo fissate delle nostre. E il gioco non finiva mai. Mai. Smettevamo solo quando era ora di andare a mangiare o quando la pazienza era arrivata al limite e la rottura di scatole dietro l’angolo.
Poi cresci – o almeno anagraficamente gli anni aumentano senza che tu te ne accorga – e ti ritrovi invischiata in altri giochi. Non sai chi l’ha deciso, non sai come ci sei finita, sai solo che ci sei. E, come quando giocavi a Monopoli, non conosci le regole: vai a tentoni, fai tentativi ma, dopo un po’, non sai più se hai voglia di continuare a giocare. Vorresti aprire la scatola del gioco, togliere tutto il suo contenuto, facendo attenzione a non far ammaccare le pedine e buttando le carte degli “imprevisti” fuori dalla finestra, e cercare quel maledetto libretto delle istruzioni, per trovare quelle regole che farebbero andare il gioco nella giusta direzione e che, prima o poi, lo porterebbero ad una conclusione. Già, una fine. Vittoria o sconfitta che sia; almeno si avrebbe una conclusione. E se proprio dovesse andare male, potrei sempre rimettere tutto nella scatola e cambiare gioco. Potrei giocare a Italia mia, ad esempio. Almeno eviterei di cadere dal pero per colpa di Otranto che non si trova sullo Ionio. E poi, ricordo che mi piaceva un sacco mettere i pirulini rossi negli appositi spazi.

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2 commenti

  1. Quant’era bello “Italia mia”… era uno dei pochi giochi “miei”…
    quasi tutti gli altri erano di mio fratello e la cosa brutta era che essendo suoi, ed essendo lui più grande era lui ad inventarsi le regole… a suo uso e consumo!
    Per me era una lotta continua per cercare di seguire le regole inventate e vincere ugualmente.
    Beh, un po’ come nei giochi di oggi… a seguire regole non codificate…
    che almeno tutte le cose elettroniche di oggi il libretto non si trova nella scatola, ma almeno sul sito c’è; per il resto io c’ho perso le speranze!

  2. Eheh..io e mia sorella, invece, in genere seguivamo i libretti di istruzione🙂

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