Hai mai giocato al lupo mangiafrutta?

-Toc toc
– Chi è?
– Il lupo mangiafrutta?
– Che frutto vuoi?

Il lupo iniziava ad elencare una serie di frutti – arancia, limone, mandarino, fragola, banana, mirtillo, mela – finché qualcuno non iniziava a scappare, arrivava sino a quell’angolo lì e poi tornava indietro vicino al cancello rosso, cercando di non farsi acchiappare.
Hai mai giocato al lupo mangiafrutta? Io sì, un sacco di volte, su quella strada asfaltata vicino al mare dove passavo le sere con altri bambini come me, alternando il lupo mangiafrutta, la strega comanda-colore, la palla avvelenata e l’esecuzione in urlo maggiore di tutte le canzoni possibili e inimmaginabili usate come sigle di cartoni animati in quegli anni.
Dopo aver deciso chi dovesse fare il lupo, ti ritrovavi a cercare un frutto impensabile per evitare di fare la corsetta. Mela, pera, banana erano troppo facili, troppo scontati; bisognava scegliere nomi di frutti non molto abituali come gelso, nespola, caco, kiwi o mela cotogna. Perché si dovesse scappare non l’ho mai capito (o, semplicemente, non me lo sono mai chiesta). Per proteggere il panierino pieno del frutto scelto dalle fauci del lupo cattivo o per proteggere noi stessi trasformati in frutto? Nel caso l’ipotesi giusta fosse la seconda, mi chiedo se ho mai pensato di essere un fico d’India. Non credo. Era un frutto facile da indovinare, data la sua onnipresente diffusione.
Nel giardino di casa mia ci sono sempre stati alberi di fichi d’India. Mi hanno sempre fatto paura, per colpa di quelle spine che minacciano di infilarsi in qualsiasi punto del corpo e di far male. Per questo, li ho sempre tenuti a distanza, come tento di fare con qualsiasi cosa che mi possa far male. Allo stesso modo, loro, con le loro spine appuntite e trasparenti, mi hanno tenuto a distanza, richiudendosi nel loro mondo fatto di polpa bianca/gialla/rossa e di semi, germogli di piccole felicità e di desideri che non si potranno realizzare mai.
L’altro giorno, ho provato a ridurre la distanza tra noi e, mentre osservavo mia madre che li raccoglieva, mi sono resa conto che non sono poi tanto diversa da quei frutti che ho sempre temuto. Come loro, ho la mia bella corazza di spine grazie alla quale mi proteggo o, sarebbe meglio dire, cerco di proteggermi. Allo stesso modo, ci chiudiamo in noi stessi e ci godiamo il sole che coccola la nostra buccia, dandoci la forza che ci serve non solo per cambiare pelle ma anche per crescere. Allo stesso modo, per riuscire a vedere il colore vivo presente al nostro interno e per gustarne il sapore, c’è bisogno di cautela nell’averci a che fare, usando le giuste precauzioni o gli strumenti adatti per far sì che facciamo e ci facciamo il minor male possibile. Allo stesso modo, siamo ricoperti di spine ma, se si vuole e si è realmente intenzionati a soddisfare il proprio interesse, la loro pericolosità può essere facilmente neutralizzata. Bisogna solo volerlo.
Meno male che ho scoperto questa somiglianza in questa strana estate. L’avessi pensato anche da bambina, avrei dovuto correre parecchie volte per scappare dal lupo cattivo e non è che mi piacesse tanto farlo. E poi, a me i fichi d’India neanche piacciono.

Hai mai giocato al lupo mangiafrutta?

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2 commenti

  1. Solo che cogliere i fichi d’india non è poi così difficile; io lo faccio con dei bicchieri di plastica.
    E neanche aprirli, anche se ci vuole un’estrema dolcezza, con la forchetta e il coltello che devono essere delicati per non rovinare la polpa succosa… e il “movimento” che dev’essere così armonioso da non far spaccare il frutto in due parti. Eh si, perchè mangiare il fico d’india spaccato a metà è una cosa estremamente fastidiosa, almeno per me.
    E facendo un po’ d’attenzione si riesce a fare tutto senza praticamente esser punti.
    In problema è che lo so fare con i fichi d’india, un po’ meno con le persone… e in pochi lo sanno fare con me…
    La cosa brutta, inoltre, è che le spine fanno male… poco… più un fastidio; e basta una pinzetta per toglierle! Quelle delle persone, invece, lasciano delle ferite che alle volte son indelebili…

  2. Io continuo a tenermi alla larga dai fichi d’India e dalle persone

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