Le mille e una parola di Settembre

Lo sai quali parole compongono il dizionario di Settembre?

SPARTIACQUE
Spartiacque tra un anno che volge al termine e un anno che si presenta carico di aspettative con i suoi vorrei, i suoi propositi, col ritorno alla vita di tutti i giorni e con l’adrenalina di ricominciare qualcosa che in agosto pare essersi arrestato anche se non è esattamente così.

FINE
Fine di un’estate un po’ strana, né negativa né positiva. Un’estate che non è andata come avresti voluto. Un’estate fatta di schiene scoperte, di gonne corte e di abiti neri indossati sul costume ancora bagnato. Un’estate di anelli che ricordano luoghi – compito che sino a quest’agosto toccava agli orecchini – e di braccialetti che aggiungono colore e ricordano accenti spagnoli e promesse fatte a te stessa, promesse che, in qualche modo, dovrai cercare di rispettare o almeno provarci. Un’estate di libri: libri con storie nelle storie; libri che ti hanno portato a girovagare tra le strade portoghesi, greche, iraniane, pakistane e in mille altri posti sino a raggiungere, nel giro di poche ore, la tanto desiderata Saigon; libri dalle pagine ingiallite, nelle quali cavalieri coraggiosi, bravi con la spada e con le parole, nascondono i sentimenti che provano, facendoli venire allo scoperto solo quando ormai è troppo tardi; libri che in qualche modo ti hanno fatto incavolare e hanno provocato isteriche risate perché quelle parole lì riescono ad esprimere esattamente ciò che ti passa(va) per la testa. Un’estate di borse rubate, di rabbia non tanto per i documenti o le chiavi quanto per i ricordi accumulati da sette anni in quel portachiavi, ricordi di luoghi e di persone (Milano, il Salento, un’amicizia decennale, Campovolo, il Barbapapà, Bajardo e le ragazze, Pamplona, la Gina), che ti portavi sempre appresso. Un’estate di concerti, sia desiderati e attesi come quello degli Afterhours o del Liga, sia improvvisati, come quello dei TARM con strani copricapo e vaffanculo urlati al cielo in maniera liberatoria e quello dei MarleneKuntz con la pioggia a confondersi con delusioni e sudore. Un’estate di nuove o diverse sensazioni come la sabbia che si incastra tra le unghie o il corpo che fa capire ciò che vuole. Un’estate di domande che si ripetono anno dopo anno e di risposte scocciate; quando lo capirete che no, l’anguria non la voglio e che no, non mi dà fastidio sporcarmi di sabbia perché lei è lì apposta per sporcarci?  Un’estate in cui hai  riscoperto cosa siano le lacrime, proprio quelle lacrime che avevi tentato, riuscendoci, di reprimere. Un’estate di capelli che diventano sempre più corti nel tentativo di alleggerirti da quel peso lì che non capisci cosa sia ma che ti accompagna da un bel po’. Un’estate di luminarie, feste di paese, palloncini da liberare, fuochi d’artificio e crepe alla nutella. Un’estate di silenzi voluti e non: i primi te li sei scelta, rifugiandoti tra le pagine di un libro; i secondi, invece, ti sono stati imposti e, ancora oggi, a pochi giorni dalla fine dell’estate, ne ignori i motivi. Un’estate di segni del costume marcati, labbra salate e lentiggini che, come ogni anno, si riappropriano del loro posto sul viso. Un’estate in cui, grazie alle parole di Saramago, scopri la magia e quel senso di rilassatezza che nascondono i chiostri e che ritrovi anche a migliaia di chilometri di distanza dal Portogallo, tra la pietra leccese che ti riempie di malinconia e ti fa capire che, ovunque andrai, un pezzo del tuo cuore sarà sempre imprigionato in quella piazza lì.  Un’estate di conferme alla certezza ci sarà sempre qualcun’altra, che non sei tu, e, quindi, è inutile angustiarsi inutilmente. Un’estate di scirocco che si appiccica in maniera opprimente sulla pelle, che ti porti appresso come un’indesiderata armatura, che ti fa passare le notti insonni e contro cui non puoi far nulla, perché, anche dopo una doccia o un bagno in mare, tornerà a farti sudare; come quei pensieri che son lì inconsciamente a appesantirti la mente ed il respiro e che, nel momento stesso in cui pensi di essertene liberata o per lo meno di averli accantonati, basta un niente per riportarli in superficie in maniera ancora più invadente e molesta.

VALIGIA
Come quella che non sai fare e che qualcun altro pazientemente sistema per te, mettendo assieme ai vestiti ed ai libri, cose che ti ricordino la Puglia e che ti cibino perché dice che Stai un po’ sciupatella.

RICOMINCIARE
Riprendere tra le mani le redini della vita lasciata in sospeso a luglio e tornare a Roma, nell’interno nove, che, nonostante non abbia né un letto a due piazze né le comodità della casa in cui sei cresciuta, è uno dei tuoi posti nel mondo e, tutto sommato, male non ci stai. Ricominciare a vivere in base ai propri orari, ai ritmi che ti impongono la tua mente ed il tuo corpo. Ricominciare per portare a termine qualcosa che rimandi da troppo tempo.

AUTUNNO
Un autunno che non hai paura di affrontare grazie alla tua nuova sciarpa, comprata in una delle serate più torride di quest’estate e che promette la morbidezza e la protezione necessarie per affrontare un nuovo anno. E, magari, riesce anche a renderti più sopportabile il fatto che le giornate si accorcino.

PROPOSITI
Come ogni inizio d’anno che si rispetti, a Settembre ti ritrovi a stilare una lista di propositi per il nuovo anno che verrà. E, così, tu imponi di smettere di vivere al condizionale e di lasciare spazio al presente: niente più cose che farei, cose che direi o cose che vorrei ma cose che faccio, cose che dico  e agire per ottenere ciò che voglio. E, conoscendoti, sarà difficilmente ma non hai più voglia di lasciarti sfuggire tutto da sotto le mani per la tua attitudine al condizionale. Ti ripeti come un mantra meno parole, più fatti, cercando di imparare a non dar più retta alle parole che ti vengono dette e di valutare soprattutto le azioni, lasciando solo ai libri, alle serie tv, alle canzoni ed ai film il diritto di affascinarti  e di incantarti con le parole. E, infine, ti sei imposta di affrontare le tue paure e di andare a visitare la città che alimentava i tuoi sogni di adolescente e che, negli ultimi tempi, avevi trascurato forse per paura che potesse deluderti, mandando così in frantumi tutti i castelli in aria che c’avevi costruito sopra. E’ da Ferragosto che quest’idea continua a rimbalzarti in testa. Tra quattro mesi, scoprirai se sei riuscita a realizzare i tuoi propositi– no, la città non la scrivo, ma, se mi conosci, non ti dovrebbe essere difficile capire quale sia.

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