La memoria delle guance

Che cosa c’è?
C’è che ancora arrossisco se ti penso.
C’è che ancora arrossisco se si accenna a te. C’è che, in un normale pomeriggio di cazzeggio, pranzi alle 16, nuovi tagli di capelli e urletti degni di Psyco, in un attacco di stupidera coinquilinesca, basta anche solo una piccola – talmente piccola che ho già dimenticato a cosa si riferisse- allusione e le mie guance diventano subito scarlatte. Non ne vedo il colore ma sento il calore che le scalda. E vedo la faccia di chi mi è di fronte, mentre mi fa notare il mio repentino cambio di colorito. Non è stata la prima volta, no. Solo che ora vorrei smettere di farlo, perché è inutile e non ha senso. Sarebbe tutto più semplice se ci fosse un interruttore on/off all’altezza dello stomaco – perché è lì che sei *ancora* posizionato – da poter pigiare per farti diventare di nuovo uno qualunque.
Prima o poi smetto di arrossire se ti penso. Nel frattempo, combatto lo scarlatto ricoprendo quelle guance così irrazionali a colpi di spugnetta e fondotinta. Camuffare l’esterno per arrivare ad azzittire l’interno, sino al momento in cui le guance – almeno loro – non ti ricorderanno più.

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