Tu che dicevi che non pioveva più

La schermata bianca dello schermo di un netbook.
Il cursore lampeggiante in famelica attesa di parole, nonostante i tanti caratteri già scritti, nonostante le tante pagine già riempite.
La mente distratta, delle dita che paiono bloccate, l’incapacità di concentrarsi e di formulare periodi che abbiano un senso. Lo stomaco – sempre lui – che non si sa cos’abbia ma fa comunque sentire la sua presenza.
Decidere che no, così non va. Inutile rimanere immobili davanti ad uno schermo in attesa di parole che potrebbero esserci ma non nella maniera giusta. Indossare la felpa buttata sulla sedia, prendere le chiavi e il lettore mp3 e uscire a fare due passi.
Ha piovuto, le strade sono bagnate e tu hai indosso quei pantaloni di qualche taglia più grande che andavano già lunghi quand’erano della taglia giusta ed ora lo sono ancora di più. Non avevi fatto caso alla pioggia, sei uscita senza ombrello e non hai pensato alle conseguenze, alle strade bagnate ed alle pozzanghere. Così ti ritrovi a raccogliere l’acqua piovana con le estremità dei jeans. Si direbbe che sia iniziato il “periodo delle piogge”, il periodo di gonneestivali obbligatori perché la pioggia può arrivare da un momento all’altro e il cielo non pare conoscere altro colore che il grigio; eppure non te n’eri accorta.
I primi addobbi di Natale, le prime luci colorate e, per terra, i marciapiedi coperti da immensi tappeti di foglie. Hanno indosso l’abito perfetto per l’autunno, con quei colori arancioni e gialli che hanno preso il posto del verde tipico dell’esplosione primaverile. Ed ora sono lì, inermi, incapaci di reagire al destino – o più probabilmente al vento – che le vuole lontane dall’albero a cui son state legate soltanto il tempo di qualche stagione. Com’è che diceva Cirano? No,  la citazione letta quest’estate proprio non la ricordi. Pare che nella tua mente ci sia posto solo per ricordi inconsapevolmente custoditi che ti si presentano all’improvviso; per le citazioni ci son le pagine bianche dell’agendina che porti sempre con te – quando non la dimentichi.
La pioggia ha reso le foglie scivolose e tu, che già con le strade asciutte e le scarpe basse rischi di volare ad ogni passo che fai, le calpesti rallentando e cercando di tenere la situazione, o meglio la caviglia, sotto controllo, ferma e decisa nel suo passo. Intanto, la musica percorre il filo bianco degli auricolari e ti arriva dritta dritta alle orecchie e in qualche altra parte imprecisata del corpo tant’è che ci sono canzoni che automaticamente ti fanno premere il tasto forward per andare avanti veloce, per non ascoltare.
Vuoi tenere tutto sotto controllo, come per ogni cosa che ti riguarda, ma arriva sempre il momento in cui il piede incontra la foglia bagnata e..tonf.. finisci a terra. E’ successo quello che non avresti voluto succedesse. Sei caduta e, mentre aspetti il momento giusto per rialzarti, tiri su il cappuccio della felpa e osservi la pioggia che ha ricominciato a cadere. Ma non dicevi che non pioveva più?

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