Trenta cose su Parigi (e dintorni)

1) Volare è, al tempo stesso, stupendo e noioso: gasatissima per il decollo e l’atterraggio, son rimasta un po’ delusa per lo spettacolo piuttosto monotono offerto per quasi tutto il viaggio dal finestrino. Preoccupata per i casini dovuti allo sciopero, non ho avuto il tempo di coltivare l’ansia per il volo. Una volta seduta lì, accanto al finestrino, non vedevo l’ora di partire, mentre nella mia testa continuava ad andare in loop la scena di A/R con Dante che urla Il mio è l’ultimo volo a partire.
2) Se già mi imbarazzo nel parlare con degli sconosciuti in italiano, farlo in francese è stato ancora più difficile, anche se, alla fine, senza quei troppi fronzoli che paiono piacere ai parigini, con qualche parola italiana/inglese scappata ogni tanto e con qualche numero confuso qua e là, ho trovato il modo di farmi capire.
3) Se potessero, i francesi metterebbero il burro su ogni cosa, più di quanto non lo facciano già. Era nelle baguettes farcite con la qualunque e nell’aria profumata che ti accoglieva nei cafè a prima mattina. Era ovunque.
4) Le donne parigine sono bioniche e non paiono per nulla sentire il freddo: mentre io quasi battevo i denti in gonna corta e doppio paio di leggins, loro camminavano tranquille e, apparentemente, senza patire, con le loro gambe coperte solo da calze velate.
5) Amo il metrò parigino con le edicules e le  sue fermate tutte diverse tra loro: i seggiolini di colore e forma diversi, la Concorde e le parole scritte sulle pareti, la Roosevelt  con l’austerità degna di un presidente americano,  Miromesnil che ricorderò a vita e tutte le altre che non sono riuscita a vedere. La linea 4, che ci portava a casa.
6) Dice che se passi sul point zerò (il punto da cui partono tutte le strade francesi) torni a Parigi. Io, per sicurezza, ci sono passata sopra una cinquantina di volte. E no, non è che credo a queste cose però più di dieci anni fa lanciai la mia bella monetina nella fontana di Trevi e poi a Roma mi ci sono trasferita.
7) Anche con un dizionario a portata di borsetta, si rischia di ordinare qualcosa che non si conosce o di cui si fraintende la preparazione. E, così, mi son ritrovata a mangiare dei calamari fritti con nems, sfidando l’assenza del vocabolo nel dizionario e affidandomi a pindariche traduzioni (nems –> pesce pagliaccio disneyano –> “sarà del pesce”), che alla fine non si discostavano tanto dalla realtà visto che erano una sorta di involtini di pesce, e delle moules frites, che non erano, come pensavo, delle cozze fritte bensì le cozze alla marinara – quelle che, per intenderci, quando le prepara mia mamma dico puahnononlevoglio perché troppe me ne han fatte mangiare da piccola – accompagnate da una quantità indicibile di cipolla e da un piattino di patatine fritte. Le ho mangiate, ma non ditelo a mia madre, silvuplé.
8) I francesi sono sprezzanti del pericolo e più di una volta li ho visti aprire le porte del treno della metropolitana ancor prima che si fermasse.
9) Ovunque esplode il gusto pacchiano per il dorato; basta far caso a quante laccature dorate ci siano nei lussuosi giardini parigini o nei diversi monumenti. Va bene lo sfarzo ma a volte era un’esagerazione.
10) Pur non avendo 15 anni, ho cercato un cappello da comprare. Non ne ho trovato nessuno che mi piacesse, dovrò tornarci.
11) Innamorarsi perdutamente di Montmartre: perdersi tra le sue strade, alcune dalla forma strana – oh rue Lepic, quanto ti ho odiato – col naso all’insù per ammirare le insegne ed i mulini; la vigna e il cabaret; inebriarsi dei profumi delle pasticcerie, delle boulangeries e dei fiorai; camminare senza sosta, alternando le salite e le discese; osservare Parigi laggiù immersa nella foschia.
12) Ovunque andassimo, trovavamo uno spazio verde: dal parchetto sotto l’albergo a les Jardins des Tuileries, attraversati in una giornata che non poteva essere più grigia di così, ai Jardins du Luxembourg, saltati per mancanza di tempo, e via dicendo.
13) Mettersi in fila per salire lassù sul simbolo di Parigi – fermandosi a metà ché le altezze fanno un po’ paura –, arrivarci quando è ormai buio e vedere tutte le luci della città accese. Scattare delle foto mosse per via del tremolio, dovuto non alle vertigini ma al freddo assurdo che mi accompagnava fino al momento in cui mi addormentavo.
14) Fare la fila, di domenica all’ora di punta, per comprare una delle più buone baguettes di Francia. Mangiarla lì, davanti al Muro dei Ti Amo, cercando di individuare le diverse lingue tra le centinaia di scritte.
15) Pigalle, i suoi negozi a luci rosse, il Moulin Rouge e le vetrine che, senza volgarità e con eleganza, aumentano la voglia di femminilità – perché a risvegliarla c’hai già pensato tu, ahimè.
16) Immergersi in un’atmosfera da film facendo colazione nel cafè di Amelie.
17) Osservare la Senna, vederla al tramonto e attraversala a bordo dei Bateaux-Mouches, coi monumenti illuminati e le voci guida che, in diverse lingue, spiegano la storia dei diversi ponti e di ciò che era nei paraggi.
18) Il quartiere latino di sera, i suoi ristorantini uno accanto all’altro, i negozi per turisti e Notre Dame illuminata.
19) La Cattedrale vista solo dal basso, le sue torri, la sua maestosità, les gargouilles, i rosoni e le vetrate colorate, il calore dal pavimento e le ipotesi azzardate – Sarà Quasimodo che, correndo da una parte all’altra, alita riscaldando il pavimento.
20) Accontentarsi di vedere l’Ile-de-Saint-Louis solo dal battello e di vedere i suoi hotel particuliers da lontano, senza perdercisi nel tentativo di decifrare una cartina.
21) Percorrere tutti gli Champs Elysées, partendo dalla piazza dove ghigliottinavano la gente per arrivare all’ Arco di Trionfo, laddove il nazionalismo francese svolazzava altezzoso nei panni di una bandiera enorme posta proprio sotto l’arco.
22) Sentire le dita delle mani ghiacciarsi per il freddo, perderne quasi la sensibilità e continuare imperterrita a tenerle scoperte per cercare di fotografare qualsiasi cosa attirasse la mia attenzione –  anche se con scarsi, scarsissimi, risultati.
23) Il richiamo all’infanzia ed alla magia grazie alle giostrine davanti all’Hotel de la Ville e alla Basilica del Sacro Cuore.
24) Amanda Lear su un manifesto appeso per strada e voulez-vousrendez-voustomorrooow che parte immediatamente nella mia testa.
25) Il bidet, questo sconosciuto!
26) Salutare tutti con un Au revoir perché “Adieu  è brutto e poi io, qui, ci voglio ritornare”.
27) Pensare alle cose fatte in quella cinquantina di ore e accorgersi di non aver visto un sacco di cose: il Marais, les passages couvertes, il ponte Bir-Hakem di Ultimo tango a Parigi, la scalinata di Midnight in Paris,  il Pantheon, les Invalides, i cimiteri e tutto ciò che abbiam dovuto tralasciare. Come se mi servisse una scusa per tornare.
28) La cartina consultata un miliardo di volte, distrutta dalla pioggia e dalle piegature fuori norma; a volte incomprensibile e a volte salvifica; impazzire nel tentativo di trovare una fermata del metrò e scorrere velocemente i colori delle diverse linee cercando di individuare il percorso più veloce o con meno cambi.
29) Parigi è bella, stupenda, affascinante e chi più ne ha più ne metta. Non c’è voluto molto, anzi quasi nulla, per far sì che mi innamorassi di lei. Ci torno, eccome se lo faccio. Da sola, però.
30) Festeggiare i trent’anni a Parigi, senza candeline da soffiare, con la felicità a mille per essere in quel luogo tanto desiderato e gli auguri che arrivano comunque.  Eppure pensavo che, tecnicamente, non essendo sul suolo italiano il giorno del mio compleanno, io rimanessi ventinovenne – ok, c’ho provato, non funziona così. La stranezza dei trent’anni, non sentirli per niente e attendere che questa crisi adolescenziale faccia in fretta a passare.

Lascia un commento

3 commenti

  1. Ahhhhh……Paris….. ho già voglia di tornarci e ci sono stata nemmeno 6 mesi fa….

  2. Io avevo voglia di tornarci già appena atterrata

  1. Double Twelve « Snuggle and Smiles

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • Scrivimi!

    Dubbi? Insulti? Lamentele? Curiosità? Segnalazioni. Scrivi qui: snuggleandsmiles[at]gmail.com
  • Nelle precedenti puntate

  • Categorie

  • Più votati

  • 123

    ViviStats
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: